2019 “Guarda più forte”

Grazie alla storica collaborazione con Telethon e al coordinamento del nuovo consiglio Albinit … finalmente è nato il calendario 2019 “Guarda più forte”

Albinit - Calendario 2019 - Copertina - low def v02pdf

LA PAROLA AL FOTOGRAFO – Denise Prandini:
Il titolo, giocato sull’apparente contraddizione di un’azione impossibile, è un invito a guardare oltre il visibile, a coltivare la curiosità che proviamo incontrando chi vive una condizione particolare, senza fermarci all’iniziale disorientamento e a quel che pensiamo di sapere già su tale condizione.
E’ l’invito che mi è stato rivolto dai ragazzi ritratti in queste foto, le cui testimonianze, a tratti ironiche, a tratti dolorose, mi hanno parlato della stanchezza verso i tanti luoghi comuni associati all’albinismo (“ma quindi voi albini non potete andare al mare?”, “ma porti gli occhiali anche di notte?”, “è vero che avete gli occhi rossi come i gatti?”, “ma venite tutti dalla Svezia?”) e verso la percezione che facilmente gli altri hanno dei limiti che ne derivano.
Quando l’Associazione Albinit mi ha proposto di realizzare una nuova edizione del suo calendario non sapevo esattamente come avrei sviluppato il progetto, ma mi incuriosiva sapere cosa avrei visto dei ragazzi se avessi spento i riflettori sull’elemento che da sempre connota l’albinismo, il colore della loro pelle; il risultato ha superato di gran lunga le mie aspettative e ritrarli a quel punto è stato non solo una scoperta ma un privilegio, perché andando oltre (o dentro) il bianco mi sono resa conto di vedere qualcosa dei ragazzi che in genere non si coglie.


2017 “TUTTI I COLORI DEL BIANCO”

Siamo a comunicarVi che per celebrare il Convegno III EDA , tenutosi a Milano ad aprile 2016, abbiamo realizzato il nuovo calendario Albinit 2017 Tutti i Colori del Bianco” con le fotografie di Silvia Amodio.

Link al file PDF del calendario 2017.

Fronte 2017 new 02Il fotografo ritrattista deve  possedere due doti essenziali: Le tre copertine 2013 2014 2015la determinazione dell’attento regista di tutta l’operazione cui presiede e la sensibilità di chi sa esplorare gli animi con tutta la delicatezza necessaria. Silvia Amodio padroneggia entrambe queste capacità in modo evidente, come le sue opere stanno a testimoniare. Sa benissimo che il ritratto non è solo la raffigurazione del soggetto ripreso ma è anche la traccia, sottintesa, ma non per questo meno evidente, del fotografo che lo ha realizzato. Perciò non si sottrae al gioco del riconoscimento, ma fa in modo che la sua sia una presenza discreta, garbata come sa esserlo lei nel suo approccio con la fotografia stessa: questa presenza è il suo segno.
Silvia Amodio mette in campo il vero elemento essenziale del suo stile, la profonda sensibilità estetica cui salda l’interesse per gli aspetti sociali.

Al di là delle possibili letture scientifiche, questi ritratti evidenziano il rapporto di reciproca fiducia che ha consentito alla fotografa di sottolineare la delicatezza di un volto, di cogliere l’attimo fuggente di uno sguardo, di mostrare le spontaneità, le timidezze, la compostezza dei suoi soggetti.
Tutto, già a partire dal fondale su cui i protagonisti si stagliano, è giocato sulle sfumature del bianco ma Silvia Amodio sa bene che questo non è un colore qualsiasi perché li contiene tutti, rivelandosi così come una metafora della vita.

Roberto Mutti